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"A me sta bene che ci sia il governo dei tecnici, un governo non eletto che sistemi i danni di un governo eletto, ma facciano quello che fanno i tecnici, si occupino di questioni tecniche, tutto il resto rimanga una faccenda di democrazia, di voti. Il mio caldaista revisiona la caldaia, non viene in casa a scegliermi il colore delle tende. Ma soprattutto, a parte questi toni irridenti (che monotonia, viva le sfide) che danno un po’ i nervi in uno scenario in cui si fa fatica a stare a galla (figuriamoci a godersi la bellezza dei cambiamenti), è ora che la si pianti, qui da troppo tempo si vuol far passare il messaggio che il male dell’economia sia la triste circostanza che quel cucciolo di razza del datore di lavoro non possa liberamente licenziare il giovane bastardo che non ama le sfide e si crogiola nella monotonia. E no, Dio mio. Il mercato del lavoro non è l’art. 18, il mercato del lavoro sono i datori di lavoro che escludono dalle selezioni le donne, ché poi restano incinte, che pensano che “senza l’Italia si sta meglio” dimenticandosi quando con l’Italia però si stava meglio, che rinnovano i contratti a progetto per quasi tre anni a poche centinaia di euro al mese e poi sei fuori, che tagliano stipendi e bonus a chi lavora ma tengono costantemente aggiornate le paghe di chi dice “lo voglio sul tavolo domani mattina”, che proclamano “basta con questo qualunquismo anni settanta, non esistono i tabù”, ecc., ecc. ecc. E allora, insomma, altro che scelte, e sfide, e monotonie, uno sta lì buono e tranquillo finché può, poi però, a un certo punto, gli viene anche da dire: “Ma sapete che c’è, ma andatevene un po’ tutti a fanculo”."
I giorni della monotonia « Come si pronuncia Duchesne?
Posted February 2, 2012 at 9:21 pm